
L’affermazione ‘Napoli è un paradiso abitato da diavoli‘ circola da secoli e tanti letterati l’hanno riproposta come immagine per giudicare la natura incivile, spesso rozza del popolo nel corso della sua storia. Oggi, recuperando questa definizione, potrei dire ‘Napoli è un paradiso abitato da giovani’, giovani di talento, volenterosi e che spesso hanno il coraggio di intraprendere battaglie non sempre facili per amore della propria città.
È impossibile fare una stima, visto che in città ci sono all’incirca 500 chiese, ma varie indagini ipotizzano che di queste moltissime sono chiuse, un numero intorno a 200, abbandonate, fatiscenti, depredate, dimenticate. Molte stanno così dal terremoto del 1980, che creò tali danni strutturali da risultare inagibili. Poche hanno avuto la fortuna di ricevere sostegno economico, pubblico o privato, per il restauro. Negli ultimi anni però qualcosa si è mosso. Grazie alla tenacia e alla buona volontà di tanti giovani napoletani, numerose chiese e luoghi sono stati riportati al loro antico splendore ed ora sono nuova attrattiva in città.

I primi furono, nel 2006, i ragazzi del quartiere Sanità, consapevoli delle difficoltà insite nel territorio ma convinti di poter cambiare le cose, partendo dal bello, dal quartiere stesso, che conserva una parte fondamentale di storia della città di Napoli, e che tale quartiere avesse il potenziale per diventare uno dei punti di forza nell’offerta turistica napoletana. E così è stato: nacque la cooperativa sociale La Paranza che oggi dà lavoro, con contratti a tempo indeterminato, coinvolgendo ragazzi originari della zona, spesso destinati ad un corso diverso, e a chi abbraccia con entusiasmo la loro missione. Forza trainante sono proprio loro, i ragazzi, che al di là della loro formazione accademica, si sentono figli di Napoli e desiderano che la città venga ricordata per la sua bellezza, la sua storia e i sorrisi regalati. Grazie a loro possiamo ammirare tutto lo splendore delle Catacombe di Napoli, a lungo abbandonate, e possiamo guardare con occhi diversi un quartiere che è chiamato Sanità perché un tempo era tra i più salubri ma che oggi troppo spesso è sinonimo di ben altro.

Da questo esempio sono nate in città tante realtà analoghe. Una storia simile è quella di Manallart, un’associazione di promozione sociale nata nel 2016 che ha intrapreso un lavoro di riqualificazione del quartiere Forcella, a partire dal complesso della Real Casa dell’Annunziata, dove ancora oggi è possibile ammirare la Ruota degli esposti, che accoglieva i neonati abbandonati. La zona, a ridosso del centro storico, è ancora in attesa di un piano che risolva i gravi danni causati dal terremoto del 1980, ben 40 anni dopo. Un quartiere che non merita la reputazione che sovente la investe, dovuta a terribili episodi accaduti qualche anno fa. Era tra le amministrazioni cittadine (chiamate sedili o seggi) più antiche di Napoli, risalente al XII secolo, e lo scopo di questa associazione è proprio recuperare questo splendore sommerso attraverso percorsi favoriti dalla creazione di un’app, per ora sperimentale, chiamata NTL, nonché iniziative di turismo sostenibile come Fa.Re. Comunità, allo scopo di creare una cittadinanza attiva e coinvolta nelle attività del quartiere.
Il bello è essere accomunati dallo stesso scopo e il filo conduttore resta l’amore verso il proprio territorio. Perciò alcune associazioni decidono di sostenersi e creare una rete in cui cooperare.

Ecco che nascono progetti come la Fabbrica della cultura, che vede riunite le associazioni Manallart e Respiriamo Arte, a cui si aggiunge Napulitanata, un gruppo di giovani musicisti appassionati che hanno deciso di valorizzare la Canzone Napoletana Classica per riportarla in auge come un tempo, e l’associazione VerginiSanità che si occupa della riqualificazione del contesto urbano di un altro quartiere storico, il Borgo dei Vergini, a ridosso del Rione Sanità.
Questi giovani si sono inventati custodi del nostro patrimonio culturale, materiale ed immateriale, perché hanno voluto rimboccarsi le maniche e permettere a tutti di godere di bellezze proprie del territorio talvolta dimenticate o sottovalutate. A tal proposito, i ragazzi dell’associazione Respiriamo Arte sono un modello: cinque professionisti con un obiettivo assoluto, restituire alla città un luogo unico, la chiesetta di santa Luciella ai Librai, nei pressi di san Gregorio Armeno che custodisce il culto dei morti ed in particolare la leggenda del teschio con le orecchie.
Uniti fin dal 2013, in primis sono riusciti a riproporre nell’offerta turistica napoletana il complesso dei Santi Filippo e Giacomo dell’arte della seta, una chiesa sotto gli occhi di tutti perché collocata lungo Spaccanapoli, ma dove nessuno entrava perché spesso chiusa visti gli orari strani imposti dalla parrocchia e trincerata dietro la diffidenza visti i numerosi furti subiti in passato. I ragazzi sono riusciti a scavare, talvolta anche letteralmente, nella storia e nel tesoro artistico di questa chiesa, ricreando un percorso che spazia dall’arte all’antropologia che vi consiglio di non perdere. E poi finalmente nel 2019 riapre anche santa Luciella grazie anche ad un contributo economico del Pio Monte della Misericordia, dopo 35 anni di ‘dimenticanza’. Ma non ci si ferma mai perché la cultura ha bisogno di sostegno sempre.

Per saperne di più consiglio di seguire tali iniziative attraverso i social.
Il turismo è fonte di vita per Napoli e per fortuna non mancano giovani di talento pronti a contribuire affinché questa città non solo appaia ma si senta davvero un paradiso in cui turisti e cittadini si sentano appagati e al sicuro. Tanti ancora, infatti, sono i gruppi che intendono davvero fare qualcosa di concreto e che tra mille difficoltà cercano di trovare un angolo da tutelare.
A mio avviso, la cultura è in ottime mani. No, non parlo di nomi in sopra impressione o incisi su targhette dorate. Parlo di persone che scavano, che lottano e che insistono. Sono loro il futuro perché c’è ancora così tanto da salvare, da riscoprire.



